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Caccia al tesoro
Il patrimonio artistico della nostra città
è un tesoro prezioso
solo che spesso non ce ne accorgiamo.

Una caccia al tesoro, per andare in cerca dei luoghi meno frequentati, dei particolari che facilmente sfuggono all’osservazione, perché nascosti o resi meno evidenti dalla monumentalità dell’insieme, ma soprattutto dal nostro occhio distratto o poco attento.
Una caccia al tesoro che non conosce perdenti, perché ciascuno dei partecipanti, comunque, avrà trovato una parte del patrimonio artistico della propria città.

Il progetto vuol condurre i ragazzi a familiarizzare con il patrimonio artistico cittadino, in modo diverso rispetto alla tradizionale “visita d’istruzione”, attraverso il gioco.
Si tratta di sperimentare una strategia per familiarizzare i giovani con la città.

Desideriamo, creare nei ragazzi l'abitudine a guardare l'arte, ad accettare le sue provocazioni e le sue suggestioni, a non farsi intimorire dalle sue stravaganze o dal suo apparente silenzio.

 

 

Finalità educative

Il progetto  vuol far sì che i ragazzi di Palermo scoprano il patrimonio artistico come " possesso per sempre”, parte del nostro essere, per creare la nostra identità culturale, che ci preserva dall'omologazione.
Con questa identità culturale chiara e ben strutturata, sarà allora possibile il dialogo sereno ed arricchente con il diverso.

Obiettivi

  1. Familiarizzare i giovani con il patrimonio artistico della città.
  2. Percepire quello che l'abitudine del quotidiano spesso nasconde: imparare a vedere.

 


I luoghi dell’Unità: luoghi della Storia, luoghi della Memoria.

Abbiamo pensato di proporre un tema per la nostra caccia al tesoro, un tema che faccia da filo conduttore e permetta ai partecipanti di scoprire che la città, se si sa guardare e interrogare, ha molto da raccontare, la sua Storia, la nostra Storia, fatta di tante storie particolari.
Fra le tante abbiamo scelto quella dell’Unità d’Italia, che a Palermo ha scritto una pagina memorabile.
Questa pagina è narrata nelle pieghe della città, dove sono scoppiate le sommosse, si sono riuniti i rivoltosi, sono stati puniti i ribelli, sono sorte le barricate, hanno avuto luogo le battaglie: sono quelli che abbiamo chiamato Luoghi della Storia.
Accanto a questi, i Luoghi della Memoria, monumenti, lapidi, e quant’altro chi ha fatto la storia ha pensato di porre perché non si dimenticassero fatti, persone, avvenimenti.
Però, nonostante la fatica di costoro, abbiamo dimenticato, passiamo distratti davanti alle statue, non interroghiamo vicoli e piazze, non sappiamo, spesso, che la nostra città conserva cimeli, trofei, ricordi della lotta per l’Unità nazionale.
Anzi, sembra, talvolta, che questa unità non ci riguardi poi tanto, storia passata, lontana da noi, che non si sa poi se sia stata un bene, se abbia davvero cambiato qualcosa o se, come dice il principe di Salina, tutto è cambiato perché tutto restasse com’era.
Quest’anno ricorre il 150° anniversario dell’impresa dei Mille, dei fatti di Palermo: proviamo, allora a interrogare la città, se ha qualcosa da dirci, per capire se veramente questa storia ci riguardi, abbia a che fare con noi.
Riteniamo particolarmente importante tornare su quei fatti oggi, in un tempo in cui ai vetrici dello Stato che governa la nazione nata allora, c’è qualcuno che denigra la nostra unità nazionale, che usa parole poco riverenti nei confronti del simbolo di tale Unità.
Riteniamo, importante coinvolgere i giovani in questo viaggio nella memoria, perché (come ricorda Lucio Villari nella premessa del suo saggio sull’Italia del Risorgimento “Bella e perduta”) “il Risorgimento è stata opera di giovani con il desiderio  della vita, della rinascita, della difesa della loro giovinezza…e a loro si deve se l’Italia, dopo secoli di servitù, di speranze inutili, di indifferenza e di disillusioni, ha cominciato a non aver paura della Libertà…
…Il Risorgimento è stato la prima esperienza del viver civile degli Italiani, finalmente sottratti a governi e a istituzioni fondati sulla negazione dei diritti dei cittadini…l’ansia di giustizia è stata la forza morale sommersa ed il tormento intellettuale del Risorgimento”, motivo in più, questo, per tornare sui fatti di allora, perché solo se l’ansia di giustizia tormenta i cuori e le menti possiamo essere consapevoli degli obblighi e dei doveri, nel dire e nell’operare, che il ruolo di cittadino comporta.